8 gennaio 2007
posted by dralendina at 11:07 AM

E’ un po’ che non scrivo di mio pugno, o meglio di miei indici. In effetti qualcosa è cambiato finalmente.
Ho iniziato il Servizio Civile alla Protezione Civile anche se ancora il progetto non è entrato nel vivo. Al momento stiamo reperendo quanto più materiale possibile sui boschi di Bari.
Ebbene sì, nella Provincia di Bari ci sono dei boschi, per altro molto belli.
La ricerca non è molto semplice perché i libri e gli articoli sono un tantino datati.

Ad ogni modo nelle mie ricerche ho scoperto con immenso stupore che in Puglia la nostra provincia occupa il secondo posto della classifica per densità boscosa. È pur vero che come regione però siamo all’ultimo posto.

A breve faremo qualche escursione nei boschi ed io spero di andare di nuovo nei due boschi di Santeramo, la Gravinella e la Parata. Se capitate da quelle parti fateci un salto.

Posto la descrizione della Gravinella:

Il bosco della Gravinella si trova nei pressi di Santeramo in colle, il comune più alto della Provincia di Bari, a circa 489 m.s.l.m.

La Gravinella è una lecceta quasi pura e rappresenta una formazione sempreverde ecologica unica nel contesto degli ecosistemi della Provincia di Bari.

Il bosco si estende all'interno di una incisione calcarea profonda circa 40 metri con orientamento nord-sud, con la parte più bassa che si congiunge alla parte basale della pianura a sud, per questa sua peculiarità vi si instaura un particolare microclima adatto alla presenza di piante sciafile, amanti degli ambienti in ombra quali le felci, come la Selaginella denticulata ed il Polypodium cambricum, di notevole importanza e nella lista rossa nazionale delle specie a rischio di estinzione (o vulnerabili).

Oltre al leccio che rappresenta, come detto la specie dominante vi si trovano anche alcuni esemplari di roverella, fragno ed acero minore.

Tra le specie animali che trovano rifugio in questa isola ecologica, che funge da corridoio ecologico tra il Bosco della Parata e la pianura a sud, molte specie di uccelli rapaci, come il gufo comune, la civetta, lo sparviere, ma anche usignoli, averle, ghiande, lodibugnoli, sterpazzole e capinere. Un tempo nidificava la poiana al momento segnalata solo durante le migrazioni, segnalata anche la presenza del gufo reale.

Tra i rettili troviamo ramarri, biacchi, cervoni ma anche testuggini ed il sempre più raro colubro di Esculapio.


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19 dicembre 2006
posted by dralendina at 6:58 AM



In una fredda e buia vigilia di Natale di circa milleduecento anni fa, Winfred l'inglese (che divenne poi famoso con il nome di Bonifacio), camminando coraggiosamente in una foresta della Germania del Nord, si trovò in un'ampia radura. Là, un fuoco divampava sprizzando scintille mentre le fiamme si allungavano fino al cielo. Nello spiazzo si erano radunati con le loro famiglie i feroci membri di una tribù che venerava la natura e credeva nel sacrificio umano. Osservavano in silenzio il vecchio Hunrad, il gran sacerdote, che avanzava lentamente fermandosi poi ai piedi di una quercia gigantesca, dov'era legato un ragazzo dall'aria terrorizzata, sul punto di essere sacrificato al dio scandinavo, Thor.
Rapidamente e silenziosamente, Winfred aggirò la folla muta fino a trovarsi accanto al prete. lì vecchio Hunrad afferrò un martello sacrificale di pietra nera, e, raccogliendo tutte le sue forze, lo fece roteare in alto nel cielo. Mentre per un attimo il martello rimaneva sospeso sopra la testa bionda del fanciullo, Winfred l'Inglese si slanciò in avanti. In un baleno sollevò il suo pesante bastone di legno e, prima che il colpo mortale venisse inferto, fece cadere il martello di pietra dalla mano del vecchio.
Un sussulto di sgomento risuonò nella radura quando Winfred slegò e liberò il ragazzo impaurito, che corse tra le braccia della madre riconoscente. Poi Winfred, con il volto splendente come quello di un angelo, esclamò: "Uomini delle tribù del Nord e figli della foresta, stanotte il sangue non scorrerà. Perché questa è la notte della nascita di Cristo, il Salvatore dell'umanità. Più grande Egli è dei vostri vecchi dei, Thor e Odino; più amoroso e più bello dei vostri Baldur e Freia. Dalla venuta di Cristo, il sacrificio umano ha cessato di esistere. La Quercia del Sangue non macchierà più la vostra terra. In nome del Signore, io la distruggo!".
Quindi, davanti agli occhi attoniti della feroce tribù, Winfred estrasse una croce di legno con cui colpì l'albero gigantesco. Immediatamente, come se fosse afferrata da forze invisibili, la Quercia del Sangue venne strappata dalle sue radici. Ricadde indietro, e con un gemito si spaccò in due schiantandosi a terra.
Proprio dietro la quercia caduta, era rimasto illeso un giovane abete, con i rami tesi verso il cielo.
"Questo piccolo albero sempreverde sarà il vostro albero sacro stanotte", disse Wintred agli uomini e donne in preda a timore reverenziale. "È il simbolo della vita eterna, perché le sue foglie sono sempre verdi. Raccoglietevi attorno a quest'albero e celebrate, non atti di sangue, ma atti di vita e d'amore e riti di bontà".
Poi Winfred parlò loro della nascita del Bambino Gesù a Betlemme e dei doni d'amore e di misericordia che Cristo porta all'umanità intera.
E tutti coloro che ascoltavano erano pieni di venerazione e meraviglia, e chiamarono l'abete "albero del Bambino Gesù" e appesero doni ai suoi rami. L'albero risplendeva alla luce della luna in uno scintillio di stelle, e vennero cantati inni di ringraziamento per il Bambino di Betlemme.

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